Pubblicazioni
L'ufficio delle tenebre
Nel cortile di una grande fabbrica di mattoni, nei giorni del crollo dell’ultima ciminiera, s’incontrano le vicende di bestie, operai, ribellatori, padroni e guardie. C’è un compito a cui ognuno sembra convocato: un ufficio delle tenebre. A turno, le bestie prendono parola e fanno il processo agli uomini, alle rivoluzioni, ai terrori e alle loro scottature. Un processo impossibile, una rivoluzione già perduta, eppure sempre in atto. Da qualche parte, intanto, l’Edera ha iniziato ad arrampicarsi sulla Storia: «Ciò che estingue può anche salvare». Dopo La specie storta, in questo nuovo poema del Ciclo della Fornace Giorgiomaria Cornelio sfida la memoria del Novecento e unisce favola e speculazione, fine del mondo e nuove ecologie dell’immaginazione.
​​



Ogni creatura è un popolo
Ogni creatura è un popolo è racconto dell’epoca impura, magazzino criminale di vecchie scorie spettacolari, confronto con la colpa dell’eredità e insieme riflessione sulla scena «occupata», sul pezzo di terra che è sempre posto del re, sull’uso in guerra delle filosofie di liberazione – di ciò che credevamo ci avrebbe liberato, e che invece il pensare dopo Gaza ci costringe a rivedere da capo.
​
Da un’idea di Giorgiomaria Cornelio, Ogni creatura è un popolo è un progetto di GRANDI MAGAZZINI CRIMINALI (Giorgiomaria Cornelio, Danilo Maglio e Giulia Pigliapoco). La pubblicazione è un oggetto di scena – un catalogo d’asta che si «attiva» nel momento in cui la performance si trasforma in shop – e insieme continuazione ed espansione del pensiero che la scena produce. Accanto alla presentazione dei lotti performativi e degli articoli del merchandise, il libro torna sui nodi centrali del lavoro attraverso contributi teorici, testi poetici, fotografie e materiali documentali.
​
Fossili di rivolta
Rompere con l’arida purezza delle cose, riattivare sentieri che deviano dalla regola del già deciso, del normato, del presunto naturale. A questo cospirano tutte le figure convocate in questo libro. Sono “fossili di rivolta”: abbandonati da un patto d’incuria, sorpresi da un’archeologia del possibile, questi fossili danzano contro ogni fine già decretata, annunciando una rinascita immaginativa. Questo libro errabondo e selvatico, capace di scatenare un’inedita energia fossile, traccia una costellazione che allea temi del paesaggio contemporaneo – la rete, i social network, la “gnosi verde” delle piante – con saperi in apparenza più remoti, come il diritto romano, la storia dei processi agli animali, il Medioevo fantastico.
Fossili di rivolta alimenta fioriture percettive, ci mobilita allo stupore e all’avventura queer delle forme, schiude metamorfosi e rinascite sempre a venire.
​



La specie storta
Sta scritto: «ciò che è storto non può essere raddrizzato».
Raccolti in questo libro sono versi, favole scampate al diluvio, crociate di fanciulli. Attraversando la memoria dei nati di contro, Cornelio ribadisce che i corpi negati e i corpi estinti vanno restituiti al mondo che viene.
La “specie storta” è quel movimento immaginativo che propone non una ginnastica di raddrizzamento, ma un’ulteriore postura della valanga.
​
PREMIO GOZZANO
PREMIO MONTANO
FINALISTA PREMIO TIR
​

La consegna delle braci
Un detto ebraico insegna che le parole somigliano a braci, sulle quali si deve soffiare nuova vita.
Allo stesso modo, le poesie qui riunite somigliano a una promessa focaia o a un secondo battesimo del mondo praticato in un'epoca in cui tutto annuncia invece la propria estinzione. Un'archeologia del possibile consapevole che ogni verso andrebbe sempre vegliato come una ferita, perché la poesia è proprio quella ferita che, «nonostante la trionfante compiutezza dell'annuncio, continua imperterrita a sanguinare – a conservarsi aperta».
​​
PREMIO PRIMOLI
PREMIO BOLOGNA IN LETTERE
​



La radice dell'inchiostro
Un dialogo tra diverse generazioni e modi d’intendere il fare poetico, una raccolta di corrispondenze, saggi, discussioni, sconfinamenti che -senza gerarchie e in costante confronto con l’eredità del secolo scorso- formano un ritratto della complessa geografia del panorama letterario italiano.
​
Si riflette, in particolare, sul rapporto che lega estinzione e parola, abiura e promessa. Facendo continuamente attrito con un’idea consolatoria della poesia, questa verifica degli usi finisce per somigliare tanto ad un libro d’interrogazioni, quanto ad un viatico per il mondo che ancora non vediamo…
​
Con testi (e a cura) di Giorgiomaria Cornelio​​
​
Antologie
Poesie dell'Italia
contemporanea
Una selezione di testi di Giorgiomaria Cornelio appare in questa antologia curata da Tommaso Di Dio per Il Saggiatore.
​
​
“Poesie dell’Italia contemporanea” è il risultato di un lavoro decennale di viaggi e ricerche tra biblioteche, archivi privati, colloqui con poete e poeti. Al suo interno sono raccolti i testi più rappresentativi di cinquant’anni di poesia italiana, dal 1971 al 2021, dai versi di Eugenio Montale, Pier Paolo Pasolini e Amelia Rosselli fino a quelli di Patrizia Cavalli, Milo De Angelis e Antonella Anedda. Il suo curatore, Tommaso Di Dio, poeta e critico letterario, ha costruito il libro perché possa essere letto e vissuto come un’esperienza sempre diversa. La prima è quella più istintiva: aprirlo casualmente e confrontarsi con la forza delle singole poesie; ciascun componimento avrà il potere di raccontare un aspetto della contemporaneità in cui siamo immersi.



Lo spazio e l'onda
«Tanti sono infatti i nomi delle autrici e degli autori di poesia legati alle Marche che hanno lasciato un segno, più o meno ampio, nella storia letteraria italiana del secondo Novecento e dei primi decenni del ventunesimo secolo; tante e tanti lo stanno facendo oggi […]»
Dall’introduzione di Lorenzo Mari all'antologia
Lo Spazio e l'onda, dove sono presenti
una selezione di testi di Giorgiomaria Cornelio.
Contributi e curatele

Civitonia
Civitonia è un festival di arti performative immaginato per Civita di Bagnoregio da Giovanni Attili e Silvia Calderoni, per riscrivere la fine del borgo minacciato dalla strutturale fragilità del suo territorio e dalla violenta
turistificazione in atto.
​
Per documentare e per alimentare gli esercizi creativi di Chiara Bersani e Marta Montanini, CHEAP, fratelli D’Innocenzo, Daria Deflorian, Francesca Marciano e Valia Santella, Eva Geatti, Francesca Pennini e Vasco Brondi, Alice Rohrwacher, Simona Pampallona, Anagoor, Alessandro Sciarroni, Michele Di Stefano, Giorgiomaria Cornelio, Pietro Gaglianò, Extragarbo, Emanuele Coccia, Annalisa Sacchi, che dal 13 al 16 ottobre hanno attraversato Civita di Bagnoregio, questo box raccoglie un catalogo del Festival e un volume segreto che svela i meccanismi del suo controverso accadere.
​



Cinema vivente
​
«Il cinema attuale è la camera oscura. Il cinema del futuro sarà la camera Ardente. Il roveto ardente che parla, donde vengono le leggi del mondo». Così scriveva Saint-Pol-Roux (1861-1940), poeta solitario dalla barba bianca, soprannominato Saint-Pol-Roux-le-Magnique.
Il suo libro Cinema Vivente è un folgorante appello rivolto agli scienziati e ai pionieri di un’arte ancora alla sua preistoria, la “prova generale” di un mondo nuovo, in cui «ci sdoppieremo. I doppi prenderanno il nostro posto, e persino le diplomazie e le guerre future si svolgeranno tramite gli altri noi stessi».
Prestare ascolto a un libro come questo significa immaginare un cinema “altro”, nato prima della sua invenzione; un cinema oggi in sorprendente dialogo con i nuovi scenari tecnologici, e allo stesso tempo ancora rivolto contro ogni gabbia prestabilita.
​
Collana a cura di Giorgiomaria Cornelio
e Andrea Balietti
​
​​

Il cielo era già in noi
​
Grande esploratore ed archeologo, scienziato e poeta, Franco Ferrara ha attraversato il secondo Novecento italiano (il suo esordio, Pascoli della nostra mano, è del 1960, cui fanno seguito altri venti volumi di versi) da un esilio singolare di voce e scrittura, da un altrove nomadico e inquieto lontano dai grandi gruppi editoriali come dalle accademie e dalla critica salottiera.
A lungo dedito alla scoperta delle piste carovaniere utilizzate dai Romani nell’Africa Sahariana, sotto l’egida dell’Unesco, Ferrara ha attraversato, con versi mercuriali, i deserti materici della parola poetica, alternando autentiche meditazioni a “formulari” in versi, «nell’urgenza assoluta di spogliarsi dell’uomo umano» (Rubina Giorgi), rivolgendo la sua poesia minerale ed alchemica oltre il letargo delle categorie interiori e del tempo presente: perché «mitologia è ontologia», mattino di un altro giorno, viaggio che non ha fine, canto; ed è proprio dal canto silenzioso del deserto che questo libro proviene , riemerso dalle sabbie di un oblio che rischiava di oscurarne l’assoluta grandezza.
​
A cura di Giorgiomaria Cornelio, Domenico Brancale
e Gianluca Armaroli
​​



Crepita la carta
​
La carta canta, crepita, nei versi di Emilio Villa (charta tunc cantat, crepitat charta) che danno il titolo alla mostra, e risuona, si riverbera nella cura del catalogo, immaginato come un ‘campionario’ di carte differenti, palpitanti, in cui alle copertine dei libri d’arte esposti (dalle Idrologie a brunt H, da L’homme qui descend quelque: Roman Metamytique a Green) si alternano lacerti, appunti sparsi, pagine manoscritte e labirinti verbovisivi dell’autore.
Il volume, ideato da Lucamatteo Rossi e curato da Giorgiomaria Cornelio e Andrea Balietti, è stato realizzato dai maestri artigiani delle Grafiche Fioroni in 100 preziose copie numerate.​
​


