Film

TRILOGIA DEI VIANDANTI
(2016-2020)
«Un atlante capace di tenere insieme una ricerca di cinque anni, fatta di migrazioni, sconfinamenti, diserzioni, ipotesi, e di ricerche attraverso poesia, teatro, fotografia, performance. Perché il cinema va stretto e la sala buia non è più in grado di contenere una ricerca che deborda e mescola le carte in gioco. È un atlante denso di incroci e contaminazioni, che diviene resoconto di anni di incontri.»
Mauro Santini, dal catologo della 56esima Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro
Cinque anni in posa fluviale, stupefatti dagli incontri, tutti vissuti nella direzione di un cinema sbordante, umilissimo ma capace d'improvvisi guizzi, come quando il fotogramma è chiamato a ridestare un film assopito nella pietra o a decretare, con lo stesso gesto iniziatico, una seconda nascita dell'immagine. Un cinema vertebra, poi reggimento d'ossa, poi ancora tenue incrinamento di tutto lo scheletro. Un cinema che ribadisce il carattere androgino della visione; che sta sempre nel mezzo di ogni relazione; che connette, disgiunge, monta, sovrappone e s'allarma quando avverte il lampaneggio delle cose; che fa di noi stessi -della nostra interiorità- il luogo in cui s'agita e rimescola tutta l'esteriorità del mondo.
I titoli, in ordine cronologico: Ogni roveto un dio che arde (2016), Nell'insonnia di avere in sorte la luce (2018), Ubi Amor Ibi Oculus (2020). I viandanti, come triplice levigazione della stessa figura: il Pellegrino, il Mago, il Cieco. I luoghi: Italia e Irlanda, o meglio, il movimento incessante che conduce da una terra all'altra, sempre «camminando nell'immagine», secondo quanto recita il salmo XXXVIII (Verutamamen in imagine pertransit homo). L'esito, a conferma dei propositi d'indagine: il momento in cui la luce si smorza coincide con il suo mezzogiorno più sfavillante.
Per noi, il cinema incomincia oltre lo schermo, ogni qual volta si riesce a sbrecciare la prima immediatezza del reale e a rendere afferrabile - anche solo per un istante - la celata visibilità di ciò che ci sta intorno. Il resto è sole sepolto nelle palpebre, «per conservare luminosa la preistoria delle stelle». Che il cinema sia un'invenzione senza avvenire non esclude che attraverso esso non si possa manifestare un avvenire dell'immaginazione. Ecco perché ci ostiniamo a girare.
Giorgiomaria Cornelio
e Lucamatteo Rossi
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Dal 2016 al 2020, i film della Trilogia dei Viandanti sono stati presentati in diversi spazi espositivi e festival, come Rencontres Internationales Paris/Berlin, Marienbad Film Festival, Asolo Film Festival, the Dublin Science Gallery, Museo del Cinema Torino, Istituto Italiano di Cultura di Melbourne, Cinematica, Atrium Gallery at the Richmond Center for Visual Arts at Western Michigan University, Palazzo Lucarini con la cura di Franko B, e Fuorinorma, con la cura di Adriano Aprà.
Il progetto trova conclusione nel 2020 alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con una retrospettiva in forma di atlante performativo curata da Mauro Santini, con contributi video di : Steven Woloshen, Andrew Kotting, Erik Bullot, Helga Fanderl, Guillaume Vallee, Maurizio Marras, Sara Scipioni, Ignacio Tamarit, Stephen Broomer, Valentina Lauducci, Samira Guadagnuolo, Morgan Menegazzo / Mariachiara Pernisa, Giuseppe Spina.











